Storia della Boxe Parma 1933

Dorando Rivara Boxe Parma

Dorando Rivara

Qui di seguito riportiamo una brevissima sintesi della storia della Boxe a Parma, tratta da “Gian Carlo Ceci, Pugilato, in R. Chiapponi, G. Beltrami, G. Orlandini, D. Barili (a cura di), Parma e lo sport – 50 anni di successi, ed. Silva, 1994“.
Libro al quale rimandiamo per un maggior dettaglio, qui abbiamo riportato solo le notizie ed i personaggi a nostro avviso essenziali, dagli inizi degli anni ’20 fino alla fine degli anni ’80.
Il resto è storia recente, che non trova ancora spazio nei libri: cercheremo di ricostruirla dalla voce dei protagonisti e di renderla disponibile il prima possibile.

“Di pugilato organizzato si ha notizia nel 1925 quando venne istituita la sezione boxe allo S.C. Parma […] Poi l’attività si trasferì in via Bixio dove operò il primo importante personaggio della boxe parmense: Aldo Becchetti. […] Il pugilato “organizzato” nasce quindi nel cuore dell’Oltretorrente, nella zona più popolare della città e ribelle all’ordinamento del tempo, dove vivevano uomini insofferenti al poter, dall’animo anarchico, che mal sopportavano e spesso contestavano apertamente il regime.
[…] I primi boxeur sono quindi giovani parmigiani, puri dilettanti, che combattono non solo per passione ma anche per uscire dall’anonimato, dalla povertà, dall’emarginazione, per aggiungere qualche cosa […] a magre entrate mensili.”
Fu in quegli anni che “appare, per la prima volta, Odino Baraldi, personaggio determinante per il pugilato locale, figura emblematica, per oltre cinquant’anni immagine dello sport dei guantoni della nostra città […] Baraldi, forse, non aveva un grande talento come pugile; certo possedeva capacità di insegnamento e notevoli doti di organizzatore.

Dopo o aver fondato nel 1933 la Boxe Parma, in questa società, nei vari anni, ricoprì tutte le cariche […] ma ora ritorniamo al 1927 […] a quanti e quali sacrifici fossero costretti coloro che, allora, volevano praticare il pugilato che, dopo anni brillanti e positivi, nel 1930 si trova ò di fronte a grossi problemi […]

Bocchetti perse il lavoro, fu costretto a lasciare Parma […] Nel 1932 ai boxeur fu concesso un locale in via XXIV Maggio, uno stanzone al primo piano trasformato in palestra. Qui, nella primavera del 1993, si presento Odino Baraldi che riorganizzò l’attività […] e dette vita alla Boxe Parma insieme a Primo Scrocchi e al cavalier Giuseppe Compiano che divenne il primo presidente […]

La prima riunione organizzata dalla nuova società, il 9 luglio 1933, al campo polisportivo Walter Branchi, oggi stadio E. Tardino, con protagonista, per la prima volta un professionista di Parma, il massimo Rivara.

[…] I terribili anni del periodo bellico incisero sulle abitudini e la vita degli italiani, su tutto, anche sullo sport e sul pugilato parmense […]”

Fu negli anni della guerra che, nel 1942, iniziò ad andare in palestra un giovanissimo Marcello Padovani, uno dei migliori pugili parmigiani di sempre, dilettante, nazionale e infine professionista.
La sua carriera fu coronata dalla conquista del titolo italiano dei pesi leggeri. “L’impresa gli riuscì a Bologna, l’8 luglio del 1957: il barese De Lucia fu battuto nettamente ai punti dopo aver assaggiato, due volte, la polvere del tappeto.”

Dopo 49 match da professionista abbandonò l’attività agonistica nel 1959 ma “il distacco fu breve, perché, dopo poco tempo, Padovani ritornò in palestra […] per iniziare una seconda carriera, quella di scopritore di talenti, allenatore ed insegnante […].”

A fianco di Padovani, negli anni ’80, apparirà la figura di Maurizio Zennoni,  maestro della Boxe Parma 1933 dall’inizio degli anni ’90 fino al 2017, “dilettante agli inizi degli anni ’70, che, dopo aver ricoperto la carica di presidente della società dal 1983 al 1988, ottenuta l’abilitazione a maestro ha preferito abbandonare la dirigenza ed optare per l’insegnamento.”

Marcello Padovani Boxe Parma 1933

De Lucia- Padovani

Ma andando con ordine, mentre anche in provincia ed in particolare a Fidenza nascono altre palestre di pugilato, “a Parma attorno a Padovani crescevano e maturavano molti altri pugili […] era un periodo splendido per lo sport dei guantoni, il momento più felice per la Boxe Parma, che raggiungeva l’apice negli anni 50, quando la società dai colori rossoneri poteva vantare in piena attività oltre trenta atleti che riuscirono ad ottenere, tra i dilettanti, significative affermazioni.”

Dopo un periodo di flessione “la società tornava alla ribalta alla fine degli anni settanta – praticamente in coincidenza con il trasferimento e l’apertura della nuova sede al Palapsort, dove, dopo tanto girovagare, il sodalizio pugilistico può disporre di una efficiente palestra e di locali adeguati alle esigenze degli atleti – quando Padovani scoprì e valorizzò un giovane peso mosca: Damiano Lauretta. Questi, dopo aver vinto il campionato italiano novizi nel 1978 a diciotto anni, in breve si affermò anche fra i dilettanti diventando titolare fisso in maglio azzurra dopo la conquista dell’alloro tricolore nel 1980, titolo bissato l’anno successivo.”

La carriera di Lauretta fu interrotta da un problema all’orecchio destro che lo costrinse ad abbondare il pugilato, non prima di aver nuovamente conquistato il titolo italiano nel 1983.

Negli stessi anni, ottimi risultati furono raggiunti da Salvatore Crucetti, foggiano trapiantato a Parma, che dopo una decina di incontri con la maglietta dai colori rossoneri, si trasferì a Colorno per seguire gli insegnamenti di Franco Bernardi.
Crucetti riuscì, nel marzo del 1986, dopo dodici incontri da pro, a battersi per il titolo italiano dei superpiuma, battendo al Palaraschi il calabrese Antonio Renzo al termine di un match di “straordinario intensità, un combattimento furibondo, cruento, violento, intensamente spettacolare.”

Crucetti riuscì poi nell’impresa di conquistare anche il titolo europeo, contro il francese Daniel Londas, fuori casa, a Reims, costringendo l’avversario all’abbondono dopo 150 secondi della prima ripresa, dopo averlo colpito a “freddo” con un violento gancio sinistro.
Probabilmente mal consigliato, abbandonò la guida di Bernardi e sfidò subito il detentore del titolo mondiale, il sudafricano Braian Mitchell, perdendo all’ottavo round.
Riuscirà poi, rientrato a Colorno agli ordini di Bernardi, a rivincere il titolo italiano nel 1991.

Il racconto del libro termina qua e per ora anche la nostra storia si ferma, in attesa di essere completata.